1.
Silenzio a momenti
e nostalgie
e viventi gelosie
e lo smarrimento continuo al tuo domandare.
Decisioni e promesse
l'amore maturo regala
alle delusioni e difficoltà ieri sedute.
Per te si perde
il confine di una vita intera,
si smarrisce il sentiero
di un andare a metà.
Una solennità e imprecisione,
un salto, l'entusiasmo aperto
e questa tua amenità, il dubbio.
Il corpo non si lascia ascoltare
per un nulla obbligato,
sarò il tuo tempo nascosto
e un'ombra alla luce diversa.
Di domani si intrigherà l'orgoglio
di un passo arcaico e volgare
sopra un sentiero sicuro.
Un solo elemento e il gusto,
una sola presenza e discutere del resto
che un'apparenza intricata risolve
sentendo il mondo domani.
Domato il cespuglio di mie, quelle rose laggiù,
canzone risentita, strofa colorata,
ritorna il quadro e la tela, lo sguardo ingiallito.
2.
La vita degli altri e un continuo nascondersi.
Il sogno che si ricorda, il segno che si rischiara.
Sentimento tradito a qualcuno che si butta quaggiù,
e il sentiero che si mantiene aperto.
Il ricordo di un'ombra bianca e lucente.
La catena, una volta eliminato l'errore di un giorno.
Dovunque il sorriso aperto un fiore deciso che scalda,
riempie da solo il contrasto che si ignora con me.
Se mi dai tanto bisogno,
il prezioso tempo di un segnale diretto e preciso.
Se l'incremento per me si annulla
e cedo il posto al colore simbolico di una pelle,
il sintomo e un'idea, la persona e la dimensione.
La procedura e lo scatto che voglio ricordare.
3.
Sembra tutta una congiura
alla schiena che si tiene aperta,
attenta, il sarcasmo
e le sottili ironie.
Passeggero desiderio di un'onda,
veicolo di dolore e piacere
allo stesso tempo che ci si salva,
ci si dona sciagurati e tristi.
Quartine consolatorie e grandi
idee in prestito, il calvario,
il segnale dorato di un giorno,
il meccanismo una volta consumato.
Perché sgridare il vento
ché la sua colpa, il ventaglio
si apre con il suo tempo
e ci si scorda di te, un secondo.
Il saluto stanco, godere in silenzio
dei quadri veloci lo stacco immediato,
l'apertura e la ferita,
gemma colorata d'addio.
4.
La testa e la via,
la delicata impressione
e lo smarrimento ulteriore
di un sogno lontano :
definirsi creativo e mai solerte
al giudizio, all'incomprensione
che l'occhio celeste rimira piangendo.
Dolore di una volta,
tuffo in mezzo a te,
insicurezza perenne mascherata
dall'orlo incatenato
e risvolto occasionale.
Dimentica le mie adulazioni,
i miei disegni mettili da parte
e ferisci pure i miei sogni:
nessun altro scampo
per un giorno all'insù,
nessun'altra via
per nessun'altra dimensione.
5.
Nascondermi in un sogno
dorato e fermo il segno
di un'ombra, l'idea
e un albero che alto
si guarda, vero gioiello
e una rugiada ancora
di realtà, secondo il dubbio.
Spargendo collera e sentore
di un corso a metà cantando
per ovvio tracciato gridando giù,
una sconfinata primavera,
l'odore fulminato dagli occhi,
le tue mani, lo sguardo incatenato,
gridare e non poterne più.
6.
Il sussulto, l'utopia della tua concretezza
e l'ascolto sublime di un angelo l'incanto, la strada maestra:
il titolo, il subitaneo momento che stringo,
le tue parole e il codice che il nucleo selvaggio scorticato colora.
Il riparo di questa immensa passione,
la delicatezza e una estremità : il cuore antico
e un abbraccio, il vortice che la linea confina sincera.
Non poter più attendere,
non riuscire più a riprendere l'equilibrio:
sdoppiarmi, gonfiare d'amore e il corpo intristito.
Sono addolorato per la tua necessità.
7.
Inseguire i pensieri e la paura
di riconoscersi grande, sordo schema
di un difficilissimo sistema
una volta definitivo, stabile ironia.
Dimenticando baci e sospiri,
la manifestazione di un'immanenza
e di un'essenza la verità soggiace
a un'indecenza che terra e società
per una ingiusta condanna assorbe
dall'alto la comoda bugia.
8.
Rosso puro, rosa profumato,
bianco rosato, dolcezza intera,
piuma d'altri tempi, senso dorato:
il tuo toccare fermo, germoglio sicuro.
9.
Una dolorosa idea arrestata in alto di un sobborgo illuminato.
E un bianco che si intravede fuggendo da un solitario palazzo infreddolito e stanco.
E' domenica, il sole risplende avvinghiato a una nuvola dolcissima come la tua bocca:
sono stanco di doverti sbattere in faccia la mia smisurata passione.
Una carta in strada insegue il vento rigoroso e timoroso
per l'onda dei tuoi freschi capelli scomposti da questo burrascoso momento:
corpo alzato in controluce violenta
volgarizzata ambizione di uno scettro figurato,
assolto in precedenza emarginato, e costruire arrossato:
premere, godere, leccare il tocco insudiciato e morbido,
adolescente è sentire i capelli, la polvere, le mani stanche.
La neutralità di una posa, basso spingere scivolando
e striscio lingua e bocca, la pelle disegnata del gesto
e venire tornando dall'alto l'osservazione.
Scruto normale il tuo lasciarti piacere, tramonto ideale.
10.
Verde potente sublime.
Uso indiscreto sentire.
11.
Fulgido tutto e quanto finire una volta soltanto
un giorno completo di gioia e sorrisi.
12.
Superbo mare oltraggiato e incolore:
spremere dal dolore la conoscenza.
13.
Ho letto tutta una vita, continuo smarrimento
ed estasi interrotta una volta accorsa la sede
di un sogno, sinceramente collocato un monte
ed un sasso e scaldando il palmo un segno sicuro
dimenticandoti, e tutto ancora, ché grande
il cuore sembrando in accordo al resto scolpito
alle parole e sentirmi vecchio ogni ora di più.
Ignoro l'attimo e il percorso in cammino
affranto, l'occasione che riparo stanco
speranzoso, ultimato in tutt'altra fantasia
il ringraziamento consonante e il suono
colorando, seminando al volgo uno sparo
e la paura di accorrere, l'ansia sciagurata
di una linea inaugurata di splendore.
Un accostamento che potrebbe venir meno
all'occhio indurito e il frammento, grado
di un vicino orgoglio e indecenza al sentire,
se mai si desiderasse spogliarti all'osso, rossore
di liberato arbitrio, senso portato al collo
e figurato entusiasmo, vestito tracciato in su,
all'orlo di un gregge imbizzarrito e sordo.
Addolorato, infreddolito all'aperto
di un'onda, stanchissima chimera e fresca
la curva della bocca saldata, al bacio
trasparente contorno ingiallito, pagina
pesante e lo sguardo dirigendo, senza trucco
tuttora inquieto il passo, la danza armoniosa
e il riflesso gradito al consumato oblio.
Indietreggiare rispetto al tempo forzato,
raccogliere semi induriti e senza crescita
quest'amore sbagliato, incagliato cuore d'addio
vicino speranze, assediato battito, prepotente
biancore e simmetria che spazio irradia così
a girotondi bambini e salti, semplici vasi
di irriducibili gioie e interminabili follie.
14.
Un contenitore che si riempie si svuota
risucchiando espandendo energie piaceri
questa scatola luce di forme e corpi.
Nudità liberata tradita
convenzione nascondiglio
un codice segreto.
Ipocrisia diurna un'altra vita mirata
il godimento che consideri
animale reale incustodito.
15.
Insolitamente arretrato
imbestialito deluso e indifferenza
che lo sguardo intendendo rabbia
colora, scolora al mio tappeto
di lacrime, indecisioni
che una volta si sarebbero dette follie.
(Perché fuggendo dal rimanente silenzio
accalorando voglie e desideri
di un intricato amore
ci si dimentica del passato
e si guarda all'esterno).
Io che mi vendo il corpo per te
che mi imbalsamano le idee
e le contraddizioni di un solo gesto,
un parlare aperto in possesso
di un occhio, volgare sentimento
che sublime assai la via colora
all'indomani un addio.
Adolescente obbligarsi all'indietro
cadere scadendo in ritrosie
prendendo scavando ipocrisie
inalterate a chicchessia
credendo infiammandosi
quando tutto procede il corpo
solo non parlo attraverso il corpo:
dimenticarti per questo è un obbligo.
16.
dipendendo virtù allargata
ad un sublime sole
che ritorto vagare annienta
un grosso elemento:
l'origine e un attimo
che sentire piacendo
meccanico godere all'erta
inalterata bellezza sporca
corpi e malattie sociali
volgarizzando carni e pelli
in altri modi assenti
critiche odiose condanne.
17.
Innumerevole identità
che l'altro vuole subire
ad una grande condizione
di un certo stupore.
18.
La genesi di un rinnovato mondo
che di un rapporto bontà vuole scoprire
al colmo di un oggetto senz'amore
e desideri e interminabili follie
per ovvi e sorprendenti cataclismi.
Basta sbagliare e il vuoto
cadere a grintose idee.
19.
Poesia disposta
all'ombra,
temuto amore
distante al tempo:
liberami dal male,
occupami la testa,
distruggi illusioni
e falsi ideali.
20.
Il tono che ho cresciuto
sentito e respiro da te
l'insieme di una primavera
e tanta grande simmetria.
21.
Non so più dire parole
pronte ad un'occasione
così che la mano possa
una volta al dì scordare
il nostro facile amore.
22.
Si ferma e guarda:
il mondo è suo padrone.
S. Maria La Scala, 14 agosto 1997, ore 12,30
Perché se la scala viene.
Adulando frammenta pazienze
e lente costruzioni.
Oggi.
Appurando casuali canali
di piaceri.
Scollegando
il continuo che si presta
al vizio, la collera estrema.
Esterna solitudine
e circolare toccarti
l'occhio sicuro, il tuo sì
e i tuoi quindici anni:
mille novecento ottantadue.
Incagli l'ora e premura
il tuo tornare indietro,
paura sensuale, tragicommedia
colorata scia e nuotando distante.
Vederti spogliare infante.
E il cuore che balza, avanti
la corsa di un'ora, la gamba
veloce il piacere
conferma ulteriore.
Scoppiano parole in me
che il verso non contiene
come questo mare :
non ci appartiene il tempo
e l'isolotto che sole e ombra
asciuga, non posso attenderti fecondo.
L'orgoglio riempio di un tocco,
che assorto dirigo il mio letto:
e la tua luce ?
Ancora medesime notti
i tuoi quindici anni:
mille novecento ottantadue baci
che memoria ricorda
impronunciabili acque.
Il sesso intravisto:
volarti senza dono,
sfiorarti e attendere
posizioni e incastri volgari
che necessario contatto comanda.
Tramontando e risorgendo fulgore
spento fuoco e ripreso amore vento
che fugge ancora non liberato me
di luoghi inventati e fantasie
sempre al bivio troncato via.
Silenzio il mare quaggiù d'oltraggio
canzone e che ripassa ricordi
sembianze e filigrane, incantate
voci, sudore allegro e pelle sì
che tocca fiduciosa.
Evidente paradosso
di preghiera informe,
salùtati l'alba, conservami:
piede sinistro e squillo inoltrato
grezzo andirivieni, solitamente tuo.
Antenna triste, diseredato punto
incrociandomi al resto
petto diadema con me
sanguinante penna, il colore
che se ne va : nulla ancora.
Perché così triste allora?
Le dimensioni e precauzioni
dediche al buio, le senti
fuggire imboccando sciagure
che molti sentieri striando... ?
Vuoto dolore all'improvviso
l'amorino bestiale
e visionaria emozione
lanciata a sentire canti d'arrivo
e sintesi che solo al piacere regali.
Nostalgia misurata, che pure entri
l'orgoglio e il senso, l'azione
obbligando corpo e sesso sbiancando
di più profonde ferite, idea sola
non potrà dimenticare sventure.
16 STELLE D'AGOSTO
I.
Bruciare il giorno intero all'osservare
frammento mio, intenerito:
manca un mondo così, un facile intento
che vuole sentire per me
un universo indietro
e coraggioso momento
e inutile rumore continuo.
Travalicare il piacere
innamorandosi e le ore
che mandano in testa l'azzurro
in questo mare calmato da te.
(Chi decide l'orgoglio
si ammazza appresso sbrigative virtù
che solo domani saranno fulgore...?)
II.
Miele asciugato, ombra volgare
e sintonia senz'aria
l'aperta fiducia arroccata senz'occhi
distrutta rovina, viaggio
e melodia mai finita.
Sono già all'estremo dell'alba che inonda
su noi percorsi diversi e sentieri
schiacciando paure, indicibili alture
di boschi, soli preludi di acque,
montagne e sedimentate strade
di un'irriducibile magia.
Occupiamoci adesso di noi
su noi l'impronta di un giorno
trascorso, momento e prezioso.
viale che vita inginocchia
passionale sentire, drammatica resa.
Intuito grande toccarti la pelle
tramando precise parole
a questo mondo strapieno.
E per piacere di scegliere
abbondo di te, sazio d'oblìo
incrociato sentimento mescolato così.
Ancora cinque righe farcite
radici che affondano adatte
a labbra (le tue), desiderio
di tempi e confini, tramonti maturi:
avremmo dovuto voltarci le spalle ?
Così lontana passione
di valori, sincerità leggere:
che velocità raggiunta,
che intimo contatto,
che radioso momento...!
Simpatetico incontro, fulmine e occhio
un solo secondo di felicità :
reale, verissima intesa
che mari e pesci
non dimenticheranno mai più.
(Per questo porterò il tuo nome in viso
non illudendo destino e movimento
e maestoso entusiasmo
di un trasporto così diverso
che forse lo si vorrebbe più caro
ancora come un'ombra su te.)
III .
Si scrive contando parole
e misurando spazi, le virgole
il punto sicuro
interrogativo allargato
che solo puoi darmi aggraziato
appuntamento furtivo, reale tensione
splendido avvio, tenero delicato
equilibrio immaginando cordiere :
non guarderò il passato trascorrendo
il futuro con spalle che dietro
mi racconteranno di te,
l'energia liberata e una musica
troppo distante dal tempo composto
che suoni e silenzi saranno follie
di timbrici colpi imprecisi,
deterioreranno imperi e comodi esercizi,
fittizie arroganze ed approssimazioni
che delle sole poetiche eresie
scardineranno schemi e facili strutture.
Semplici letture imbrattate di te
che amori e albe non potranno
salvare incastrate.
E personali intuizioni, limitate simmetrie
concessioni costanti arrossate, decise.
Alchimie e misteri di sogni,
addormentate reazioni
e sole ancora e ancora stelle
di quella notte illuminata
dal vino azzerato per te.
Prodezze inclinate selvaggie,
bestiali e virtuose sentenze
che baci e mani porteranno
carichi di laceri indumenti :
quadri invisibili e goccie
che bagnano acque, colori sinceri colori
sensibili e pronti a scattare domani.
Prestarmi il tuo cuore
sembrerà indecisione e sgomento
illuminato così come sono
da vortici e calde litanie
che siciliani tuoi contorni
non lasceranno andar via.
(Facilmente illusione d'amore
condivide segmento e raziocinio spietato
che senza futuro apparirebbe esausta
una bruciatura che presto se ne va.)
IV.
La strada maestra graviterà sontuosi dilemmi,
conflitti inesplicabili di gelosie
e apriorismi di pause mistiche
e silenzi che odoreranno gradi,
livelli di questa mia scrittura,
lineette inviate all'inferno.
E allora mi svuoterò completamente
con l'impressione che questo piacere assoluto
durerà altri soli e immense lune,
colorature che annienteranno
recinti di inaudite melodie.
Mandorle dei tuoi occhi
le dita mie pennellate, le disperazioni
che verbi e nomi cambieranno
in urli e voci straziate
in strumenti alterati di suoni e di spazi...
Tempo predetto, occasione rivista,
sragionata visione e osservazione
che il mio solo amore
ti regala me stesso
con tutto e tutti i fiori
del mio giardino, anima inquieta.
23.
Mi perdo continuamente
il controllo, il cuore,
il senso di me.
Tempo perduto ancora:
di me rimane appena un'idea.
24.
In te si perde
amore e non si riconosce
un'ombra di piacere
effimero, inutile spreco.
Tutto ti si specchia
e si assorbe così vero:
che ti mando, ti coloro
il verso lontano.
25.
Se si autodistrugge, si ripara.
E se si incatena, rifugge
al tuo destino ultimato.
26.
Sarai ispirazione anche questa volta?
O urgente notizia caduta dall'alto?
Sarai distante un momento aperto
in condizione ulteriore, e il ritmo
una volta cosciente di questo facile oblìo
scordato da te, l'ombra di qualche gioco
si osserva e traduce: abissi, vuoti
che sognano, alberi, radici e sontuose avidità.
Linea che si confonde, rischiarata feconda
di noi l'abbraccio concluso e si nasconde
ancora, ancora nostra, sola nostra idea.
27.
Fallisce l'amore che ti ho portato
e ti ho odiato al fondo, me farabutto
e grosso domani, lo voglio così
che si colora e cambia e ancora
sole del tuo paese: sera, ti voglio qui.
Parole amare scordate, felici grandi mani.
Io lo voglio qui il tuo amore
e vicino, che forte amore, sì,
straripando entusiasmo e veleno
che dolore imbiancato, il lutto del tuo domani.
28.
Sentirmene addosso, felicemente giù l'occasione
che di te, giunge facile l'ombra e l'indice
di un tuo così feroce spingere su me, perché?
29.
Dolersi per tanta attesa,
inoltre confuso e fallisce quell'idea
che sempre il volto, mio che si nuota
così senza riguardo, al mondo che ritmo
e luce colorando, s'intona col gusto
e nemico sotto che vuole impedire:
la mia tanta attesa e volermi
solo, solo, vera idea e piacere,
vero amore, quando tu torni e senti
che solo per me grandezze, come le tue grandezze
e fianchi tondi, allargàti, senso ultimo
davvero delle cose pressanti, la rovina
di questa mano e l'abbraccio caldo,
il piede enorme avvìnghiati me
che intorno canto, nenie nemiche
ma riconciliàti cuori che fremono, fremono.
30.
Non potere più sapere se la sua voce risuoni
al corpo poderoso, solida vita la sua nera umanità
e controllarmi il sussulto di piacere
che amorevolmente la giusta direzione introduce.
Mi innamoro sempre, lo so, di immaginabili mete
la mia volgare purezza comanda:
è il fastidio che mi incolpa e ingarbuglia tutto
quello che si ammanta, si tiene nascosto.