Angelo Sturiale

 

1.

 

Silenzio a momenti

e nostalgie

e viventi gelosie

e lo smarrimento continuo al tuo domandare.

 

Decisioni e promesse

l'amore maturo regala

alle delusioni e difficoltà ieri sedute.

 

Per te si perde

il confine di una vita intera,

si smarrisce il sentiero

di un andare a metà.

 

Una solennità e imprecisione,

un salto, l'entusiasmo aperto

e questa tua amenità, il dubbio.

 

Il corpo non si lascia ascoltare

per un nulla obbligato,

sarò il tuo tempo nascosto

e un'ombra alla luce diversa.

 

Di domani si intrigherà l'orgoglio

di un passo arcaico e volgare

sopra un sentiero sicuro.

 

Un solo elemento e il gusto,

una sola presenza e discutere del resto

che un'apparenza intricata risolve

sentendo il mondo domani.

 

Domato il cespuglio di mie, quelle rose laggiù,

canzone risentita, strofa colorata,

ritorna il quadro e la tela, lo sguardo ingiallito.

 

 

2.

 

 

La vita degli altri e un continuo nascondersi.

Il sogno che si ricorda, il segno che si rischiara.

Sentimento tradito a qualcuno che si butta quaggiù,

e il sentiero che si mantiene aperto.

Il ricordo di un'ombra bianca e lucente.

La catena, una volta eliminato l'errore di un giorno.

Dovunque il sorriso aperto un fiore deciso che scalda,

riempie da solo il contrasto che si ignora con me.

Se mi dai tanto bisogno,

il prezioso tempo di un segnale diretto e preciso.

Se l'incremento per me si annulla

e cedo il posto al colore simbolico di una pelle,

il sintomo e un'idea, la persona e la dimensione.

La procedura e lo scatto che voglio ricordare.

 

 

3.

 

 

Sembra tutta una congiura

alla schiena che si tiene aperta,

attenta, il sarcasmo

e le sottili ironie.

Passeggero desiderio di un'onda,

veicolo di dolore e piacere

allo stesso tempo che ci si salva,

ci si dona sciagurati e tristi.

 

Quartine consolatorie e grandi

idee in prestito, il calvario,

il segnale dorato di un giorno,

il meccanismo una volta consumato.

 

Perché sgridare il vento

ché la sua colpa, il ventaglio

si apre con il suo tempo

e ci si scorda di te, un secondo.

 

Il saluto stanco, godere in silenzio

dei quadri veloci lo stacco immediato,

l'apertura e la ferita,

gemma colorata d'addio.

 

 

4.

 

 

La testa e la via,

la delicata impressione

e lo smarrimento ulteriore

di un sogno lontano :

definirsi creativo e mai solerte

al giudizio, all'incomprensione

che l'occhio celeste rimira piangendo.

 

Dolore di una volta,

tuffo in mezzo a te,

insicurezza perenne mascherata

dall'orlo incatenato

e risvolto occasionale.

 

Dimentica le mie adulazioni,

i miei disegni mettili da parte

e ferisci pure i miei sogni:

nessun altro scampo

per un giorno all'insù,

nessun'altra via

per nessun'altra dimensione.

 

 

5.

 

 

Nascondermi in un sogno

dorato e fermo il segno

di un'ombra, l'idea

e un albero che alto

si guarda, vero gioiello

e una rugiada ancora

di realtà, secondo il dubbio.

 

Spargendo collera e sentore

di un corso a metà cantando

per ovvio tracciato gridando giù,

una sconfinata primavera,

l'odore fulminato dagli occhi,

le tue mani, lo sguardo incatenato,

gridare e non poterne più.

 

 

6.

 

 

Il sussulto, l'utopia della tua concretezza

e l'ascolto sublime di un angelo l'incanto, la strada maestra:

il titolo, il subitaneo momento che stringo,

le tue parole e il codice che il nucleo selvaggio scorticato colora.

 

Il riparo di questa immensa passione,

la delicatezza e una estremità : il cuore antico

e un abbraccio, il vortice che la linea confina sincera.

 

Non poter più attendere,

non riuscire più a riprendere l'equilibrio:

sdoppiarmi, gonfiare d'amore e il corpo intristito.

Sono addolorato per la tua necessità.

  

 

7.

 

 

Inseguire i pensieri e la paura

di riconoscersi grande, sordo schema

di un difficilissimo sistema

una volta definitivo, stabile ironia.

 

Dimenticando baci e sospiri,

la manifestazione di un'immanenza

e di un'essenza la verità soggiace

a un'indecenza che terra e società

per una ingiusta condanna assorbe

dall'alto la comoda bugia.

 

 

8.

 

 

Rosso puro, rosa profumato,

bianco rosato, dolcezza intera,

piuma d'altri tempi, senso dorato:

il tuo toccare fermo, germoglio sicuro.

  

 

9.

 

 

Una dolorosa idea arrestata in alto di un sobborgo illuminato.

E un bianco che si intravede fuggendo da un solitario palazzo infreddolito e stanco.

E' domenica, il sole risplende avvinghiato a una nuvola dolcissima come la tua bocca:

sono stanco di doverti sbattere in faccia la mia smisurata passione.

Una carta in strada insegue il vento rigoroso e timoroso

per l'onda dei tuoi freschi capelli scomposti da questo burrascoso momento:

 

corpo alzato in controluce violenta

volgarizzata ambizione di uno scettro figurato,

assolto in precedenza emarginato, e costruire arrossato:

premere, godere, leccare il tocco insudiciato e morbido,

adolescente è sentire i  capelli, la polvere, le mani stanche.

La neutralità di una posa, basso spingere scivolando

e striscio lingua e bocca, la pelle disegnata del gesto

e venire tornando dall'alto l'osservazione.

Scruto normale il tuo lasciarti piacere, tramonto ideale.

  

 

10.

 

 

Verde potente sublime.

Uso indiscreto sentire.

 

 

11.

 

 

Fulgido tutto e quanto finire una volta soltanto

un giorno completo di gioia e sorrisi.

  

 

12.

 

 

Superbo mare oltraggiato e incolore:

spremere dal dolore la conoscenza.

  

 

 

13.

 

 

Ho letto tutta una vita, continuo smarrimento

ed estasi interrotta una volta accorsa la sede

di un sogno, sinceramente collocato un monte

ed un sasso e scaldando il palmo un segno sicuro

dimenticandoti, e tutto ancora, ché grande

il cuore sembrando in accordo al resto scolpito

alle parole e sentirmi vecchio ogni ora di più.

 

Ignoro l'attimo e il percorso in cammino

affranto, l'occasione che riparo stanco

speranzoso, ultimato in tutt'altra fantasia

il ringraziamento consonante e il suono

colorando, seminando al volgo uno sparo

e la paura di accorrere, l'ansia sciagurata

di una linea inaugurata di splendore.

 

Un accostamento che potrebbe venir meno

all'occhio indurito e il frammento, grado

di un vicino orgoglio e indecenza al sentire,

se mai si desiderasse spogliarti all'osso, rossore

di liberato arbitrio, senso portato al collo

e figurato entusiasmo, vestito tracciato in su,

all'orlo di un gregge imbizzarrito e sordo.

 

Addolorato, infreddolito all'aperto

di un'onda, stanchissima chimera e fresca

la curva della bocca saldata, al bacio

trasparente contorno ingiallito, pagina

pesante e lo sguardo dirigendo, senza trucco

tuttora inquieto il passo, la danza armoniosa

e il riflesso gradito al consumato oblio.

 

Indietreggiare rispetto al tempo forzato,

raccogliere semi induriti e senza crescita

quest'amore sbagliato, incagliato cuore d'addio

vicino speranze, assediato battito, prepotente

biancore e simmetria che spazio irradia così

a girotondi bambini e salti, semplici vasi

di irriducibili gioie e interminabili follie.

 

 

14.

 

 

Un  contenitore che si riempie si svuota

risucchiando espandendo energie piaceri

questa scatola luce di forme e corpi.

 

Nudità liberata tradita

convenzione nascondiglio

un codice segreto.

 

Ipocrisia diurna un'altra vita mirata

il godimento che consideri

animale reale incustodito.

 

 

15.

 

 

Insolitamente arretrato

imbestialito deluso e indifferenza

che lo sguardo intendendo rabbia

colora, scolora al mio tappeto

di lacrime, indecisioni

che una volta si sarebbero dette follie.

 

(Perché fuggendo dal rimanente silenzio

accalorando voglie e desideri

di un intricato amore

ci si dimentica del passato

e si guarda all'esterno).

 

Io che mi vendo il corpo per te

che mi imbalsamano le idee

e le contraddizioni di un solo gesto,

un parlare aperto in possesso

di un occhio, volgare sentimento

che sublime assai la via colora

all'indomani un addio.

 

Adolescente obbligarsi all'indietro

cadere scadendo in ritrosie

prendendo scavando ipocrisie

inalterate a chicchessia

credendo infiammandosi

quando tutto procede il corpo

solo non parlo attraverso il corpo:

dimenticarti per questo è un obbligo.

  

 

16.

 

 

dipendendo virtù allargata

ad un sublime sole

che ritorto vagare annienta

un grosso elemento:

l'origine e un attimo

che sentire piacendo

meccanico godere all'erta

inalterata bellezza sporca

corpi e malattie sociali

volgarizzando carni e pelli

in altri modi assenti

critiche odiose condanne.

  

 

17.

 

 

Innumerevole identità

che l'altro vuole subire

ad una grande condizione

di un certo stupore.

  

 

18.

 

 

La genesi di un rinnovato mondo

che di un rapporto bontà vuole scoprire

al colmo di un oggetto senz'amore

e desideri e interminabili follie

per ovvi e sorprendenti cataclismi.

Basta sbagliare e il vuoto

cadere a grintose idee.

 

 

19.

 

 

Poesia disposta

all'ombra,

temuto amore

distante al tempo:

liberami dal male,

occupami la testa,

distruggi illusioni

e falsi ideali.

 

 

20.

 

 

Il tono che ho cresciuto

sentito e respiro da te

l'insieme di una primavera

e tanta grande simmetria.

 

 

21.

 

 

Non so più dire parole

pronte ad un'occasione

così che la mano possa

una volta al dì scordare

il nostro facile amore.

  

 

22.

 

 

Si ferma e guarda:

il mondo è suo padrone.

 

  

S.  Maria La Scala, 14 agosto 1997, ore 12,30

 

 

Perché se la scala viene.                                                                                                   

Adulando frammenta pazienze

e lente costruzioni.

Oggi.

 

Appurando casuali canali

di piaceri.

Scollegando

il continuo che si presta

al vizio, la collera estrema.

 

Esterna solitudine

e circolare toccarti

l'occhio sicuro, il tuo sì

e i tuoi quindici anni:

mille novecento ottantadue.

 

Incagli l'ora e premura

il tuo tornare indietro,

paura sensuale, tragicommedia

colorata scia e nuotando distante.

 

Vederti spogliare infante.

E il cuore che balza, avanti

la corsa di un'ora, la gamba

veloce il piacere

conferma ulteriore.

 

Scoppiano parole in me

che il verso non contiene

come questo mare :

non ci appartiene il tempo

e l'isolotto che sole e ombra

asciuga, non posso attenderti fecondo.                                                                  

 

L'orgoglio riempio di un tocco,

che assorto dirigo il mio letto:

e la tua luce ?

 

Ancora medesime notti

i tuoi quindici anni:

mille novecento ottantadue baci

che memoria ricorda

impronunciabili acque.

 

Il sesso intravisto:

volarti senza dono,

sfiorarti e attendere

posizioni e incastri volgari

che necessario contatto comanda.

 

Tramontando e risorgendo fulgore

spento fuoco e ripreso amore vento

che fugge ancora non liberato me

di luoghi inventati e fantasie

sempre al bivio troncato via.

 

Silenzio il mare quaggiù d'oltraggio

canzone e che ripassa ricordi

sembianze e filigrane, incantate

voci, sudore allegro e pelle sì

che tocca fiduciosa.

 

Evidente paradosso

di preghiera informe,

salùtati l'alba, conservami:

piede sinistro e squillo inoltrato

grezzo andirivieni, solitamente tuo.

  

Antenna triste, diseredato punto

incrociandomi al resto

petto diadema con me

sanguinante penna, il colore

che se ne va : nulla ancora.

 

Perché così triste allora?

Le dimensioni e precauzioni

dediche al buio, le senti

fuggire imboccando sciagure

che molti sentieri striando... ?

 

Vuoto dolore all'improvviso

l'amorino bestiale

e visionaria emozione

lanciata a sentire canti d'arrivo

e sintesi che solo al piacere regali.

 

Nostalgia misurata, che pure entri

l'orgoglio e il senso, l'azione

obbligando corpo e sesso sbiancando

di più profonde ferite, idea sola

non potrà dimenticare sventure.

 

 

16 STELLE D'AGOSTO

 

 

I.

 

Bruciare il giorno intero all'osservare

frammento mio, intenerito:

manca un mondo così, un facile intento

che vuole sentire per me

un universo indietro

e coraggioso momento

e inutile rumore continuo.

Travalicare il piacere

innamorandosi e le ore

che mandano in testa l'azzurro

in questo mare calmato da te.

(Chi decide l'orgoglio

si ammazza appresso sbrigative virtù

che solo domani saranno fulgore...?)

 

II.

 

Miele asciugato, ombra volgare

e sintonia senz'aria

l'aperta fiducia arroccata senz'occhi

distrutta rovina, viaggio

e melodia mai finita.

Sono già all'estremo dell'alba che inonda

su noi percorsi diversi e sentieri

schiacciando paure, indicibili alture

di boschi, soli preludi di acque,

montagne e sedimentate strade

di un'irriducibile magia.

Occupiamoci adesso di noi

su noi l'impronta di un giorno

trascorso, momento e prezioso.

 

 

 

viale che vita inginocchia

passionale sentire, drammatica resa.

Intuito grande toccarti la pelle

tramando precise parole

a questo mondo strapieno.

E per piacere di scegliere

abbondo di te, sazio d'oblìo

incrociato sentimento mescolato così.

Ancora cinque righe farcite

radici che affondano adatte

a labbra (le tue), desiderio

di tempi e confini, tramonti  maturi:

avremmo dovuto voltarci le spalle ?

Così lontana passione

di valori, sincerità leggere:

che velocità raggiunta,

che intimo contatto,

che radioso momento...!

Simpatetico incontro, fulmine e occhio

un solo secondo di felicità :

reale, verissima intesa

che mari e pesci

non dimenticheranno mai più.

(Per questo porterò il tuo nome in viso

non illudendo destino e movimento

e maestoso entusiasmo

di un trasporto così diverso

che forse lo si vorrebbe più caro

ancora come un'ombra su te.)

 

III .

 

Si scrive contando parole

e misurando spazi, le virgole

il punto sicuro

interrogativo allargato

che solo puoi darmi aggraziato

appuntamento furtivo, reale tensione

splendido avvio, tenero delicato

equilibrio immaginando cordiere :

non guarderò il passato trascorrendo

il futuro con spalle che dietro

mi racconteranno di te,

l'energia liberata e una musica

troppo distante dal tempo composto

che suoni e silenzi saranno follie

di timbrici colpi imprecisi,

deterioreranno imperi e comodi esercizi,

fittizie arroganze ed approssimazioni

che delle sole poetiche eresie

scardineranno schemi e facili strutture.

Semplici letture imbrattate di te

che amori e albe non potranno

salvare incastrate.

E personali intuizioni, limitate simmetrie

concessioni costanti arrossate, decise.

Alchimie e misteri di sogni,

addormentate reazioni

e sole ancora e ancora stelle

di quella notte illuminata

dal vino azzerato per te.

Prodezze inclinate selvaggie,

bestiali e virtuose sentenze

che baci e mani porteranno

carichi di laceri indumenti :

quadri invisibili e goccie

che bagnano acque, colori sinceri colori

sensibili e pronti a scattare domani.

Prestarmi il tuo cuore

sembrerà indecisione e sgomento

illuminato così come sono

da vortici e calde litanie

che siciliani tuoi contorni

non lasceranno andar via.

(Facilmente illusione d'amore

condivide segmento e raziocinio spietato

che senza futuro apparirebbe esausta

una bruciatura che presto se ne va.)

 

IV.

 

La strada maestra graviterà sontuosi dilemmi,

conflitti inesplicabili di gelosie

e apriorismi di pause mistiche

e silenzi che odoreranno gradi,

livelli di questa mia scrittura,

lineette inviate all'inferno.

E allora mi svuoterò completamente

con l'impressione che questo piacere assoluto

durerà altri soli e immense lune,

colorature che annienteranno

recinti di inaudite melodie.

Mandorle dei tuoi occhi

le dita mie pennellate, le disperazioni

che verbi e nomi cambieranno

in urli e voci straziate

in strumenti alterati di suoni e di spazi...

Tempo predetto, occasione rivista,

sragionata visione e osservazione

che il mio solo amore

ti regala me stesso

con tutto e tutti i fiori

del mio giardino, anima inquieta.

 

 

23.

 

 

Mi perdo continuamente

il controllo, il cuore,

il senso di me.

Tempo perduto ancora:

di me rimane appena un'idea.

 

 

24.

 

 

In te si perde

amore e non si riconosce

un'ombra di piacere

effimero, inutile spreco.

Tutto ti si specchia

e si assorbe così vero:

che ti mando, ti coloro

il verso lontano.

 

  

25.

 

 

Se si autodistrugge, si ripara.

E se si incatena, rifugge

al tuo destino ultimato.

 

 

26.

 

 

Sarai ispirazione anche questa volta?

O urgente notizia caduta dall'alto?

 

Sarai distante un momento aperto

in condizione ulteriore, e il ritmo

una volta cosciente di questo facile oblìo

scordato da te, l'ombra di qualche gioco

si osserva e traduce: abissi, vuoti

che sognano, alberi, radici e sontuose avidità.

Linea che si confonde, rischiarata feconda

di noi l'abbraccio concluso e si nasconde

ancora, ancora nostra, sola nostra idea.

 

 

27.

 

 

Fallisce l'amore che ti ho portato

e ti ho odiato al fondo, me farabutto

e grosso domani, lo voglio così

che si colora e cambia e ancora

sole del tuo paese: sera, ti voglio qui.

 

Parole amare scordate, felici grandi mani.

Io lo voglio qui il tuo amore

e vicino, che forte amore, sì,

straripando entusiasmo e veleno

che dolore imbiancato, il lutto del tuo domani.

 

 

28.

 

 

Sentirmene addosso, felicemente giù l'occasione

che di te, giunge facile l'ombra e l'indice

di un tuo così feroce spingere su me, perché?

 

 

29.

 

 

Dolersi per tanta attesa,

inoltre confuso e fallisce quell'idea

che sempre il volto, mio che si nuota

così senza riguardo, al mondo che ritmo

e luce colorando, s'intona col gusto

e nemico sotto che vuole impedire:

la mia tanta attesa e volermi

solo, solo, vera idea e piacere,

vero amore, quando tu torni e senti

che solo per me grandezze, come le tue grandezze

e fianchi tondi, allargàti, senso ultimo

davvero delle cose pressanti, la rovina

di questa mano e l'abbraccio caldo,

il piede enorme avvìnghiati me

che intorno canto, nenie nemiche

ma riconciliàti cuori che fremono, fremono.

 

 

30.

 

 

Non potere più sapere se la sua voce risuoni

al corpo poderoso, solida vita la sua nera umanità

e controllarmi il sussulto di piacere

che amorevolmente la giusta direzione introduce.

 

Mi innamoro sempre, lo so, di immaginabili mete

la mia volgare purezza comanda:

è il fastidio che mi incolpa e ingarbuglia tutto

quello che si ammanta, si tiene nascosto.