Angelo Sturiale

Study me as much as you like, you will never know me, 

for I differ in a hundred ways from what you see me to be. 

Put yourself behind my eyes, and see me as I see myself, 

for I have chosen to dwell in a place you cannot see. 


(Divan-i Shams-i tabrizi)

Ink gives body to my thoughts.
Through the sign ink becomes
drawing, movement, sound.

I am attracted by the dizziness of the discovery
by the violation of the borders
by the contradictions and paradoxes of the reasoning
by the non-sense and polysemy of any statement.

Like a broken vase showing its pieces
I want to share with you
the exploration of the unstable map of my imagination
the enthusiasm of my wandering
through the chaos of the messages
the energy for new challenges
the strong belief in a never-ending avant-garde.

La mia Musica: una musica da bambini

 

A Giorgio, mio nipote,

 affiché un giorno, forse scoprendosi “ finto” adulto

possa rimpiangere di essere stato un “vero” bambino”

 

Tokyo, 17 novembre 2005

 

 

 

Ed io i suoni li calpesto come foglie e li butto giù dall’alto del mio balcone,

come faccio con le costruzioni o gli oggettini multiformi e colorati.

E voglio sempre esagerare, non fermarmi mai con la fantasia

ed ancora inventare e curiosare come nei cassetti del nonno,

sempre pieni di sorprese, sempre ricchi di idee e ispirazioni.

E non posso certo smettere di ridere di voi,

adulti stanchi e impreparati al mio entusiasmo ed energia…!

Sì, è vero: ne invento uno sempre diverso di gioco,

di domani non mi importa: lo avro’ già dimenticato.

E non ditemi di smettere! Non posso farci proprio nulla

se adesso i suoni li sento e li voglio solo piu’ forti e veloci e tra un po’ forse soavi e lenti.

Che piacere quando canto da solo o dirigo una orchestra inesistente.

E non me ne vergogno…! Suoni ce ne sono tanti attorno a me, ma voi non li vedete…

I suoni sono immagini, sono colori, sono persone, animali, piante.

Sono tutti noi e tutti voi, i suoni sono oggetti, non concetti!

It is not right that everyone read the pages that follow: a sole few will savour this bitter fruit without danger. As a result, wavering soul, before penetrating further into such uncharted barrens, draw back, step no deeper. Mark my words: draw back, step no deeper...

No es bueno que todos lean las páginas que siguen:  solo algunos saborearán sin peligro este amargo fruto. En consecuencia, alma tímida, antes de penetrar más adentro en semejantes tierras inexploradas, dirige hacia atrás tus pasos, no hacia delante. Escucha bien lo que digo: dirige hacia atrás tus pasos y no hacia delante...

Lautreamont, Maldoror

Do not believe simply because you have heard it
Do not believe simply because you have learn it
Do not believe simply because you have practiced it from ancient times
Do not believe simply because it is rumored
Do not believe simply because it is in the scriptures
Do not believe simply on logic
Do not believe simply through guesswork
Do not believe simply through reasoning
Do not believe simply because it conforms to your theory
Do not believe simply because it seems credible
Do not believe simply out of faith in your teacher

Kalama or Kesaputtiya Sutta, A.I. 188
(Buddhist Theravada Scripture)

Ormai so che da un singolo fatto

 incapace di condurre a una morale

bisogna cavare, se si è coerenti, un’estetica.

 

(Jean Genet)

 

“L’inseguimento dell’Impossibile Nullità”

(dal Diario del ladro di Jean Genet)

 

…grazie alla resistenza contro la quale dovetti lottare,

grazie a ciò che dovetti mettere in opera

per abolire quello che chiamano rimorso,

 il furto da me commesso diventò ai miei occhi

un atto durissimo, purissimo, luminoso quasi,

e che soltanto dal diamante può essere raffigurato.

Compiendolo avevo distrutto una volta di più

-  e, andavo dicendomi, una volta per tutte -

i cari vincoli della fraternità.

“Dopo questo fatto, dopo un simile delitto,

 quale altra perfezione morale potrei mai sperare?”.

Poiché quel furto era indistruttibile,

decisi di farne l’origine d’una perfezione morale.

“E’ vile, flaccido, lercio, basso…

 (lo definirò soltanto con parole esprimenti vergogna),

nessuno degli elementi che lo compongono

mi lascia una sola possibilità di magnificarlo.

 Tuttavia non rinnego affatto questo ch’è il più mostruoso dei miei figli.

Voglio coprire il mondo della sua abominevole progenie”…

 

Decisi di vivere a capo chino, e di seguir la mia sorte nel senso della notte,

all’inverso di voi, e di sfruttare il rovescio della vostra bellezza.

 

“Senza dubbio son questo,” mi dicevo “ma almeno ho coscienza d’esserlo,

 e tanta coscienza distrugge la vergogna

 e mi consente un sentimento ch’è poco conosciuto: l’orgoglio.

 Voi che mi disprezzate, d’altro non siete fatti

che d’un susseguirsi d’eguali miserie,

 senonché voi non ne avrete mai la coscienza, e con essa l’orgoglio,

 vale a dire la coscienza d’una forza

che vi permetta di tener testa alla miseria

 – non alla vostra propria miseria, ma a quella di cui è composta l’umanità”.

 

 

 

 

...Creare non è uno dei soliti giochetti un poco frivoli.

Il creatore s’è impegnato in un’avventura terrificante

 che consiste nell’assumersi egli stesso sino in fondo

 i pericoli corsi dalle sue creature.

Una creazione che non abbia all’origine l’amore è inconcepibile.

Questo libro non vuol essere,

proseguendo nel cielo il proprio solitario cammino,

un’opera d’arte, oggetto staccato da un autore e dal mondo.

La mia vita trascorsa potevo dirla in altro tono, con altre parole.

L’ho eroicizzata perché avevo in me quanto occorre per farlo, il lirismo.

Per amor di coerenza mi sento in dovere

di continuare la mia avventura a partire dal tono del mio libro.

Esso sarà servito a precisare le indicazioni che mi presenta il passato;

sulla povertà e sul delitto punito

ho messo il dito nel modo più pesante, e a più riprese.

Andrò verso di loro.

 Non con la ragionata premeditazione di trovarli,

propria dei santi della chiesa,

 ma lentamente,

 senza cercar di eludere le fatiche, gli orrori del cammino intrapreso.

Ma lo si capirà?

Non si tratta di applicare una filosofia della sventura, tutt’altro.

 Il bagno penale

– nominiamo questo luogo del mondo e dello spirito – cui mi dirigo,

m’offre più gioie dei vostri onori e delle vostre feste.

 Tuttavia, proprio di codeste cose andrò in cerca.

Aspiro al vostro riconoscimento, alla vostra consacrazione.

Eroicizzato, il mio libro, divenuto la mia Genesi,

contiene – deve contenere – i comandamenti che non potrò trasgredire:

se ne sarò degno, mi riserverà la gloria infame di cui esso è il gran maestro,

giacché, se non a lui, a chi riferirmi?

 E dal solo punto di vista d’una morale più ovvia

non sarebbe forse logico che questo libro

trascinasse il mio corpo e m’attirasse in carcere

- non, preciso ancora, secondo una rapida procedura

 comandata dai vostri costumi,

- ma per una fatalità ch’esso contiene, che vi ho messa io,

e che, come ho voluto io, mi conserva quale testimone,

 campo d’esperienza,

prova del nove della sua virtù e della mia responsabilità?

Per savi’l tenc ses doptanssa

Cel qui de mon chant devina

So que chascus motz declina

Si cum la razo despleia.

 

Sapiente ritengo senza dubbio colui

che nel mio canto indovina ciò

che ogni parola significa, così come

l’argomento si svolge.

 

(Un trovatore)

Tsarik le-hathil bekol pa’am mechadash

 

Bisogna ricominciare, ogni volta, di nuovo…